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Da FLC CGIL Parma

Mobilità scuola 2019/2020: vademecum per la compilazione delle domande

 Dopo la sottoscrizione definitiva del CCNI mobilità triennio 2019-2022 per il personale della scuola, è stata emanata l’Ordinanza Ministeriale 203 dell’8 marzo 2019 che dà avvio alle procedure per la presentazione delle domande. Con l’Ordinanza Ministeriale 202 dell’8 marzo 2019 si forniscono indicazioni per gli insegnanti di religione cattolica.

 Il personale docente che vuole presentare domanda di mobilità per il prossimo anno scolastico potrà farlo dall’11 marzo al 5 aprile 2019.

 Per il personale educativo le istanze potranno essere presentate dal 3 al 28 maggio 2019.

 Per il personale ATA le istanze potranno essere presentate dall’1 al 26 aprile 2019.

 Il nostro vademecum approfondisce la normativa e va ad aggiungersi alla scheda sinteticaprecedentemente pubblicata, per completare gli strumenti di supporto informativo utili alla compilazione delle domande di mobilità territoriale e professionale per l’a.s. 2019/2020.

Per appuntamenti a Parma e le nostre sedi distaccate di Langhirano, Borgotaro e Fidenza, i nostri iscritti potranno telefonare allo 0521297710.

 Si ricorda di presentarsi muniti dei seguenti elementi:

  • credenziali di ISTANZE ON LINE (Username, Password e Codice Personale)
  • Domanda mobilità presentata nell'anno precedente (recuperabile da ARCHIVIO di Istanze On line)
  • Allegati compilati su chiavetta USB in formato WORD

 

Autonomia differenziata: l’appello dei sindacati scuola e del mondo dell’associazionismo contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

 Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica.

  

sindacati scuola e il mondo dell’associazionismo, con l’appello che riportiamo di seguito, esprimono il loro più netto dissenso riguardo la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, a cui sono seguite quelle di altre regioni. Si tratta di un’ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali. I diritti dello stato sociale, sanciti nella Costituzione in materia di sanità, istruzione, lavoro, ambiente, salute, assistenza, vanno garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.

È un appello alla mobilitazione rivolto al mondo della scuola e alla società civile per fermare un disegno politico disgregatore dell’unità e della coesione sociale del Paese.

 

Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

#RestiamoUniti

 

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione.

L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali.

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell'autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime. Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale.

La scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa.

L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli.

Forte è la preoccupazione che l’intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un'approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali.

Con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che destruttura il modello configurato dalla Costituzione Repubblicana, si portano a compimento scelte politiche che più volte negli ultimi anni hanno indebolito le condizioni di vita delle persone e della società.

A nulla valgono le rassicurazioni circa il fatto che alcune Regioni richiedenti non avrebbero in termini finanziari niente di più di quello che oggi spende lo Stato per i servizi trasferiti. Quelle Regioni insistono in realtà nel voler stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza fra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici.

Sarà quindi inevitabile l'aumento del divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti. In tale contesto, dunque, una scuola organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche, rappresenta una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento.

La scuola della Repubblica, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale è, e deve essere, a carico della fiscalità generale nazionale, semplicemente perché esprime e soddisfa l’interesse generale.

Un Paese che voglia innalzare il proprio livello d'istruzione generale deve unificare, anziché separare: unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo; garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati; assicurare la qualità e la quantità dell'offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Regionalizzare la scuola e il sistema educativo e formativo significa prefigurare istituti e studenti di serie A e di serie B a seconda delle risorse del territorio; ignorare il principio delle pari opportunità culturali e sociali e sostituirlo con quello delle impari opportunità economiche; disarticolare il CCNL attraverso sperequazioni inaccettabili negli stipendi e negli orari dei lavoratori della scuola che operano nella stessa tipologia di istituzione scolastica, nelle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, nei sistemi di valutazione, trasformati in sistemi di controllo; subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politiche - prima ancora che economiche - di ogni singolo Consiglio regionale; condizionare localmente gli organi collegiali. Significa in sostanza frantumare il sistema educativo e formativo nazionale e la cultura stessa del Paese. Questa frammentazione sarà foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.

Per questo lanciamo il nostro appello ad un generale e forte impegno civile e culturale, affinché si fermi il pericoloso processo intrapreso e si avvii immediatamente una confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali.

Di fronte ai pericoli della strada intrapresa, intendiamo mobilitarci, a partire dal mondo della scuola, perché si apra un grande dibattito in Parlamento e nel Paese, che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale e tutti i cittadini, come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale.

Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica è un compito primario di tutte le forze politiche, sindacali e associative che rendono vivo e vitale il tessuto democratico del Paese.

Roma, 15 febbraio 2019

 

ADERISCI!

#RestiamoUniti

 

Promotori

Sindacati: FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, Gilda Unams, SNALS Confsal, Cobas, Unicobas Scuola e Università.

Associazioni: Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, ACLI, AIMC, ANDDL, ASSUR, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP, Associazione “Unicorno-l’AltrascuolA”, “Appello per la scuola pubblica”, Autoconvocati della Scuola, Gruppo No Invalsi, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu.

Quanti intendessero sottoscriverlo, come singoli o associazioni, possono farlo compilando il form a questo indirizzo.

 

Flc

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Elezioni rinnovo CUN 2019: tutto quello che occorre sapere. Si vota dal 5 al 14 marzo

Contratto: al via i lavori dell’Osservatorio paritetico sugli atti unilaterali dell’Amministrazione

Cisl Scuola

Gissi, pensioni: esodo da scuola di oltre 30 mila. Da questionario, prof lasciano per disamore e poca attenzione

01.02.2019 18:04

Categoria: Comunicati Stampa, Previdenza e quiescenza

"Nelle nostre sedi c'è grande affluenza di docenti che vogliono lasciare la scuola anticipatamente per difficoltà dal punto di vista professionale: l'esodo dalla scuola potrebbe superare le 30 mila unità". A dirlo è Maddalena Gissi, leader della Cisl scuola....

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Personale ATA, mobilità professionale. Richiesta incontro urgente al Ministro P.A.

01.02.2019 18:00

Categoria: Personale ATA

 

La Cisl Scuola, attraverso una lettera unitaria predisposta ed inviata al Ministro della Pubblica...

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Cessazioni dal servizio dal 1°.9.2019 a seguito disposizioni decreto-legge 4/2019

01.02.2019 17:05

Categoria: Dirigenti scolastici, Personale ATA, Personale docente, Previdenza e quiescenza, Sedi regionali

Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2019 a seguito delle disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione anticipata introdotte dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n.4. Indicazioni operative (nota Miur prot. n. 4644 del 1°.2.2019) LE...

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Richiesta unitaria di incontro al Miur su Esami Stato scuola secondaria II grado

01.02.2019 16:53

Categoria: Alunni/Studenti, Dirigenti scolastici, Esami e scrutini, Personale docente

La Cisl Scuola, attraverso una lettera unitaria predisposta ed inviata al Miur insieme a Flc Cgil e Uil...

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Obblighi vaccinali, audizione presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato

31.01.2019 18:13

Categoria: Norme di legge, Sicurezza sul luogo di lavoro

Si è svolta oggi, 31 gennaio, un’audizione informale presso la Commissione 12a (Igiene e Sanità) del Senato della Repubblica sul D.D.L. 770 (sen. Patuanelli e altri) in materia di prevenzione vaccinale. I proponenti si prefiggono sostanziali modifiche a quanto...

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FLC CGIL

Ultime notizie su legge di bilancio,

mobilità, concorso DSGA

Il 2018 si è chiuso con l’approvazione della nuova manovra economica per il 2019 (votata a scatola chiusa con voto di fiducia) riveduta e corretta alla luce delle osservazioni della Commissione UE che altrimenti avrebbe intrapreso una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per deficit eccessivo e violazione della regola sul debito.

Confermate le forti penalizzazioni per la scuola: nessun investimento aggiuntivo ma tagli e spostamenti di risorse; finestre di uscita dal lavoro rigide che fanno slittare di un anno la domanda di pensionamento; sottratti circa 2,5 miliardi di euro alla rivalutazione delle pensioni con evidenti ripercussioni su buona parte del personale già in pensione; per il rinnovo del contratto di lavoro, misere risorse; per gli ATA nessun incremento di posti… e non finisce qui. 

Siamo pronti alla mobilitazione per chiedere una svolta sulle politiche scolastiche. 

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Buone notizie, invece, per la mobilità territoriale e professionale del personale docente, educativo e ATA. Il 31 dicembre è stata siglata l’Ipotesi di Contratto integrativo valida per il triennio 2019-2022.

Riteniamo di aver chiuso un negoziato di grande rilievo, che supera definitivamente i paletti imposti dalla legge 107/15 in materia di titolarità d’ambito e di chiamata diretta, ripristinando in pieno l’esercizio delle preferenze su scuola, le tre fasi delle operazioni e ilruolo della contrattazione nel definire i criteri di assegnazione nelle sedi fuori dal comune; incrementate le quote destinate ai trasferimenti interprovinciali e quelle destinate alla mobilità professionale nei licei musicali.

Il CCNI ha vigenza triennale ma la possibilità di presentare domanda rimane garantita ogni anno. A breve sul sito una scheda di lettura con i punti principali e le novità.

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Novità anche per il personale ATA con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 28 dicembre, dell’atteso bando del concorso pubblico per esami e titoli per la copertura di 2.004 posti di Direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA). Con il DM 863 del 18 dicembre 2018 sono state fornite specifiche disposizioni.

Il MIUR ha disatteso l’impegno preso con i sindacati circa le prove differenziate per gli assistenti amministrativi facenti funzione. Accolti solo alcuni dei suggerimenti forniti dal Consiglio Superiore dell’Istruzione. Sul sito i punti salienti del bando e il nostro commento

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IV Congresso FLC CGIL

Notizievideofotoweb-cronache e i resoconti del dibattito

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